IL PIACERE DI SELEZIONARE

DESIDERIO & SINCRONICITA’

 

 

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Due orologi sono sincronizzati sulla stessa ora in modo non casuale. Quelle lancette sono state spostate da un’idea superiore, che le ha poste in relazione. Il nesso tra loro non è uno scherzo del destino, ma risponde a un principio che unisce una pluralità di elementi. Così si spiega l’idea di sincronicità che non è un sincronismo, che invece è appunto fatale e attiene alla sfera delle coincidenze. Una funzione che l’editoria ha smesso di rivendicare con forza è la volontà di scegliere e proporre una selezione di argomentazioni alla comunità dei lettori che un magazine rappresenta. Con questo numero speciale di Dry, che ha come identità speciale proprio il concetto di MY FAVORITE THINGS, ci riappropriamo di questo pensiero portante e lo poniamo in una relazione di Sincronicità, da cui il titolo del nostro lavoro, con gli appassionati della nostra comunità di esploratori di emozioni. Pensiamo che quando nasce il desiderio di possedere un accessorio prezioso, come un gioiello o un orologio, si mescolino una pluralità di sensazioni e moti dell’animo che sono in sincronicità tra loro. Esiste una dialettica platonica tra le idee di diversi mondi che hanno un’anima. Carl Jung pensava che la sincronicità fosse l’espressione di atti creativi nel tempo. Questa idea governa il flusso di queste pagine, per l’opportunità della creazione delle quali debbo un ringraziamento al Direttore, Silvia Motta, che ha permesso al team di lavorare in sincronicità e produrre quell’armonia tra intenti e realizzazione che ci rende felici di editare un insieme di idee, di immagini, di connessioni artistiche, di esperienze, per appagare e provocare i desideri dei lettori.

GIOVANNI AUDIFFREDI

DRY MY FAVORITE THING

Ci sono Luoghi che ci attraggono incondizionatamente. Personalità che ci conquistano. Ci sono forme irresistibili, che diventano dei mantra. Questi sentimenti ci travolgono di piacere, quando ci avviciniamo ai nostri obbiettivi o quando semplicemente ci dedichiamo alla loro contemplazione. Anche questi sono poteri che certi orologi e gioielli riescono a trasmettere. Per rappresentare questa idea ci siamo ispirati alla mostra Sensorama, realizzata dal Museo MAN di Nuoro, nella quale si ragiona – attraverso opere di artisti e videomaker – sulla rappresentazione delle cose attraverso il senso della vista, che forse inganna la mente e proietta una realtà limitata. La domanda è: c’è forse un piacere nell’essere attratti da questo ipotetico inganno?

MARINA APOLLONIO, Spazio di attivazione cinetica 6B, 1967-2022.

DRY MY FAVORITE THING

La sfida non necessariamente è una competizione con gli altri. Molto spesso la sfida è una gara con se stessi per migliorarsi, per capire come progredire, cosa può far avanzare la nostra conoscenza e le opportunità espressive che ne derivano. Essere i più apprezzati, i più ricercati, i più riconosciuti non implica che la sfida sia terminata. Inizia un percorso di durevolezza, di mantenimento del successo, di affermazione della propria natura più intima. Si diventa una pietra miliare, un simbolo imperituro, un’icona che deve fare i conti con il proprio status. In questo è possibile tracciare un parallelismo con il valore assoluto del marmo, che resta immutato nella sua forma ancestrale e per questo diventa materia scultorea per rappresentare ciò che si vuole possa sfidare il tempo. La vera sfida è infatti con il senso del perenne.

In queste immagini, alcune statue della Collezione Torlonia in mostra fino la 25 settembre alle Gallerie d’Italia in piazza Scala a Milano. La rassegna, curata da SALVATORE SETTIS e CARLO GASPARRI, vanta 96 marmi della più importante raccolta privata di arte classica.

DRY MY FAVORITE THING

La potenza dell’oggetto trascende nel desiderio sconfinato del suo possesso. E questo impulso che può divenire incontrollabile e dettato da un’alchimia sensoriale che provoca reazioni di un piacere sublime. Il feticismo può essere anche un punto di osservazione. È un angolo visuale ristretto che punta sui canoni estetici come elementi distintivi. Quindi la forma è la sostanza del nostro slancio, è ciò che determina l’innamoramento. C’è un’architettura che diviene immagine che trasmette emozione che si consolida nel bisogno tattile di attribuire potere a un oggetto. E per questo che ci emoziona un’architettura progressiva come quella esposta a Firenze, nella mostra HZERO, l’impresa ferroviaria in miniatura, progetto che da 50 ani si alimenta e oggi ha trovato una nuova casa nell’Ex Cinema Ariston, in pizza degli Ottaviani a Firenze.

Le immagini del plastico ferroviario di 280 metri quadrati. Un progetto di GIUSEPPE PATERNÒ CASTELLO DI SAN GIULIANO, curato da ALBERTO SALVADORI.

DRY MY FAVORITE THING

La vocazione artistica contamina ogni modo della produzione. Il suo bello è donare sfumature inconsuete, che quando sono applicate agli oggetti vengono sostanziate sempre con due parole: design e creatività. Il primo a indicare che esiste una funzione e non solo una manifestazione del bello. Quindi, un’utilità e un’opportunità di uso. Il secondo a valorizzare che dietro quella creazione c’è un pensiero artistico, che va oltre la forma e vuole lanciare un messaggio, sia esso idealista o estetista. Nella mostra di ELISA SEGHICELLI, As Above, So Below, trovano respiro le opere che nella realtà sono conservate nei sotterranei della Galleria d’Arte Moderna di Milano. Quasi a significare che esiste un’arte alla luce del sole una sommersa. Questo ci fa riflettere sul rapporto tra quello che vediamo e le connessioni di riferimento che facciamo.

In queste immagini alcune opere di ELISA SEGHICELLI, che ha utilizzato stampe fotografiche su carta, manche su gesso e sculture per dare voce al patrimonio custodito nel deposito della Galleria d’Arte Moderna di Milano, della quale è curatrice.